Il museo del tarantismo a Melpignano

23 Febbraio 2022 0 Di Leonardo

A Melpignano, piccolo comune in provincia di Lecce, si trova uno dei musei più rappresentativi della tradizione salentina e pugliese: il Museo storico del Tarantismo. Primo nel suo genere, il museo tratta uno dei fenomeni più controversi e discussi del folklore tradizionale pugliese. La sua cornice non poteva non essere a Melpignano, che da decenni ospita la Notte della Taranta. Un’occasione unica per valorizzare la cultura pugliese e conferire al tarantismo il riconoscimento storico e sociale che merita.

Cos’è il tarantismo?

Diffusosi nel tardo Medioevo nell’Italia meridionale il tarantismo era una patologia che si manifestava con stati letargici accompagnati da nausea. Questi disturbi potevano essere curati solo con un’intensa agitazione, che veniva incanalata da una musica e da una danza frenetica: la tarantella o pizzica tarantata.

Questa danza, a cui partecipava l’intero villaggio, poteva durare ore, a volte giorni, e diversi strumentisti suonavano continuamente per non interrompere il flusso musicale. I due strumenti principali erano un tamburello per il ritmo e un violino per la linea melodica. Questa agitazione avrebbe dovuto svegliare il paziente e aiutarlo a uscire dal suo stato di apatia.

La popolazione situata nella città di Taranto fu particolarmente colpita da questa condizione, da cui il nome dato a questa sindrome.

La Lycosa di Taranto, detta anche Tarantola di Puglia, è stata a lungo sospettata di essere la causa dello stato apatico di alcuni individui. Tuttavia, il vero colpevole di questa sindrome è stato poi individuato nella Vedova Nera mediterranea. Questo ragno, caratterizzato dal suo colore nero con puntini rossi, esce dal suo bozzolo con l’avvicinarsi della primavera per nascondersi nella vegetazione. Il rischio per una donna di essere morsa dalla Vedova Nera e di essere vittima del tarantismo era grande perché il lavoro femminile nei campi era molto diffuso.

Questa tradizione era controllata con il pugno di ferro dalla Chiesa, che puniva severamente ogni forma di danza. Il più delle volte la persona “tarantizzata” riprendeva i movimenti del ragno, gettata all’indietro la persona camminava sulle mani, la schiena piegata e ondeggiava come se fosse sospesa alla sua tela.

L’esposizione del Museo storico del Tarantismo

Il museo ospita più di 100 opere, molte delle quali rarissime, tra cui libri e incisioni, provenienti dalla collezione Candeloro, donata dal poliedrico danzatore étoile Toni Candeloro. Il suo sogno di dedicare un museo alla taranta è stato accolto dal sindaco di Melpignano Ivan Stomeo, che ha compreso l’importanza sociale e storico-culturale di questo fenomeno.

Toni Candeloro ha iniziato a raccogliere documenti relativi al tarantismo a partire dagli anni ‘90, quando è iniziato il suo interesse per la teatralizzazione della taranta. Il coreografo e danzatore ha accompagnato, al percorso di ricerca e collezionismo, anche un’attività di divulgazione e valorizzazione del tarantismo

Uno dei pezzi più importanti dell’intera collezione è il rarissimo Magnes, sive de arte magnetica opus tripartitum, opera di Athanasius Kircher del 1643. Nel testo l’autore racconta come il veleno, stimolato dalla musica, porti gli uomini alla danza.

L’allestimento è ospitato nelle sale del Palazzo Marchesale Castriota Scanderberg di via Roma, uno dei palazzi più belli del Salento. Un percorso cronologico che va dal Cinquecento all’epoca contemporanea, che dà spazio a scritti, stampe ed oggetti che documentano il fenomeno del tarantismo nel corso dei secoli. Importantissime le testimonianze dell’antropologo Ernesto De Martino, che a lungo lo ha documentato sul territorio.