La villa romana di San Vincenzino

La scoperta della villa di San Vincenzino: una breve storia delle ricerche

È a partire dalla fine del Cinquecento che nella cartografia compare il toponimo “Villa Albini” alla foce del Cecina. Con questa espressione si intende la villa di Decio Albino Cecina, membro della nobile famiglia volterrana dei Caecina, che fu prefetto dell’Urbe nel 414 d.C. e che avrebbe ospitato nella sua residenza l’amico Rutilio Namaziano nel corso del suo viaggio per mare da Roma alla Gallia, suo paese di origine.

Fin dal 1700 sulla sommità del poggio del Fico, oggi noto come San Vincenzino, hanno avuto luogo numerosi ritrovamenti di statue, frammenti marmorei, ceramiche, pavimenti a mosaico e strutture murarie; nel 1882 la grande cisterna sotterranea, svuotata della terra che la riempiva, viene utilizzata come basamento per il casino di caccia di Leonetto Cipriani.

Alle ricerche condotte negli anni ’60 da Giorgio Monaco, ispettore della Soprintendenza Archeologica della Toscana, hanno fatto seguito a partire dal 1983 gli scavi dell’Università di Pisa e, nel 1995, l’apertura al pubblico del Parco Archeologico della villa di San Vincenzino.

 

La costruzione della villa

Attorno al 30 a. C., sulla sommità del rilievo di Poggio al Fico, viene costruito, assai verosimilmente da parte di una famiglia dell’aristocrazia di Volterra, un vasto complesso residenziale, attorno al quale possiamo immaginarci una estesa tenuta. Già in questa prima fase la villa era dotata di una cisterna sotterranea per la raccolta dell’acqua piovana e di una rete idrica estesa e funzionale. Dall’ingresso, fiancheggiato da due torri, si giungeva ad un piccolo atrio e, da questo, ad un ampio giardino circondato da un colonnato, attorno al quale si disponevano un piccolo impianto termale, le stanze da pranzo e per il riposo.

Assonometria della villa romana di San Vincenzino (Seconda metà I sec. a.C. - metà V sec. d.C. - elaborazione di M.C. Panerai)

Assonometria della villa romana di San Vincenzino (Seconda metà I sec. a.C. – metà V sec. d.C. – elaborazione di M.C. Panerai)

 

La villa nella prima età imperiale

Tra il primo e il III sec. d. C. si hanno le prime trasformzioni della villa. Nel I sec. d. C. settore Nord viene costruito un magazzino contenente più di 20 grandi contenitori interrati, destinati alla fermentazione e alla raccolta del vino, prodotto in notevole quantità nel fondo della villa. Tra la fine del II e l’inizio del III sec. d. C., nel corso di una fase di monumentalizzazione, a Nord-Ovest del corpo principale della villa viene costruito un nuovo e più ampio impianto termale, dotato di mosaici e sculture, mentre nell’area del peristilio sono aggiunti una fontana circolare e una sala da banchetto (triclinium) con un ninfeo.

Testa in marmo del cosiddetto "Antinoo" (II sec. d.C.)

Testa in marmo del cosiddetto “Antinoo” (II sec. d.C.)

Statuetta in alabastro della dea egiziana Iside (Fine del II - Inizio del III sec. d. C.)

Statuetta in alabastro della dea egiziana Iside (Fine del II – Inizio del III sec. d. C.)

 

La villa nel corso della tarda età imperiale

Tra il IV e la prima metà del V sec. d. C. la villa di San Vincenzino vive il suo momento di massimo splendore. I ricchi proprietari – da identificare assai probabilmente con la nobile famiglia di origine etrusca dei Caecina – costruiscono lungo il lato Nord del peristilio una grande sala per banchetti con un ricco pavimento ad intarsi marmorei. L’atrio viene profondamente trasformato, perdendo il suo ruolo di ambiente di lusso e divenendo un quartiere di abitazione per il personale della villa. Vicino all’atrio una nuova vasta sala dotata di un’abside, accessibile dall’esterno, viene impiegata dal proprietario come sala di ricevimento nella quale gestire le attività del territorio circostante la villa.

La stanza calda (calidarium) dell'impianto termale della villa (Fine del II - Inizio del III sec. d.C.)

La stanza calda (calidarium) dell’impianto termale della villa (Fine del II – Inizio del III sec. d.C.)

 

La fine della villa (V-VII sec. d. C.) e il cimitero altomedievale (VIII-X sec.)

Alla metà del V sec. d. C. la villa attraversa una forte fase di crisi, nel corso della quale molti settori del complesso vengono completamente abbandonati. Nel periodo successivo l’insediamento si riprende solo in parte; alcune aree sono impiegate come necropoli, mentre altre sono parzialmente ricostruite. Nel VII sec. d. C., la villa lentamente viene del tutto abbandonata. Nell’VIII secolo attorno all’aula abisdata, verosimilmente trasformata in una chiesa, si impianta un cimitero cristiano. Le tombe, un centinaio delle quali sono state scavate, si datano fino al X secolo.

 

La Cisterna

Immediatamente prima della costruzione dell’impianto originario della villa vennero realizzate le strutture necessarie all’approvvigionamento idrico del grande complesso. Una grande cisterna sotterranea in calcestruzzo, dotata di una volta a botte, è capace di contenere migliaia di metri cubi di acqua piovana. Dalla camera principale ha inizio un tunnel che raggiunge i diversi settori della villa; in superficie tre pozzetti permettevano di raccogliere l’acqua per le necessità quotidiane dei suoi abitanti. Notevolmente ingegnoso è il sistema per il filtraggio dell’acqua, costituito da una serie di lastre forate in terracotta disposte a chiudere il tratto iniziale del tunnel.

Cisterna sotterranea della villa romana di San Vincenzino

Cisterna sotterranea della villa romana di San Vincenzino